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Quando il sesso è un problema

I disturbi sessuali: una metafora del vivere quotidiano
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Quando il sesso è un problema

Dott. Margherita Dolcino – Psicologa e Psicoterapeuta

Non esiste alcuna categoria nosografica come quella dei disturbi sessuali che racchiuda in maniera così stretta il rapporto psiche/soma, ovvero del corpo e della mente.

E siccome non esiste un’unica sessualità, ma ognuno ha la propria, ecco che la categoria dei disturbi sessuali, diventa un campo complesso nella sua vastità di sfumature sintomatologiche.

Interessante è notare come anche l’epoca attuale, caratterizzata da un notevole allentamento dei vincoli legati ai costumi sessuali, ove l’iperstimolazione erotica è all’ordine del giorno, registri un incremento di tali disturbi.

È come se l’eccessiva stimolazione e il dover aderire a canoni di bellezza e di prestazione pre-definiti e, comunque, idealizzati (basti pensare a quanto è costantemente comunicato dai media) causino una sorta di corto-circuito tra la mente e il corpo, tra ciò che è attivato in fantasia, e quindi ideato, e le prestazioni che il corpo può esprimere in campo sessuale attraverso i normali cicli di eccitamento, tensione e soddisfazione.

Fedele specchio dei tempi sono, inoltre, i tipi di disturbi sessuali. Questi concernono, nella maggior parte dei casi, le capacità funzionali dell’uomo (ansia da prestazione) e le difficoltà a raggiungere un livello di sessualità soddisfacente nella donna (frigidità, vaginismo).

Machismo, bellezza patinata, velocità, azione e reazione, è quanto viene richiesto e i modelli a cui oggi si fa riferimento sono decisamente lontani dalla realtà quotidiana.

Si crea così una pericolosa frattura tra l’ideale e il reale ed è su questa frattura che il disturbo sessuale si inserisce. Le statistiche rilevano un 25% di persone che lamentano disturbi sessuali sul totale della popolazione maschile e femminile.

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Ma che cosa si intende per disturbo sessuale? La definizione è di recente acquisizione. Negli anni ’50, i famosi rapporti Kinsey introducevano il concetto di “normalità sessuale relativa”, riportando il comportamento sessuale ad un’idea di unitarietà prima sconosciuta. Con Master e Johnson, alla fine degli anni ’70, i disturbi sessuali conoscevano una trattazione esaustiva e si apriva la strada alla moderna sessuologia.

Il manuale per i disturbi psichiatrici (DSM IV) divide i disturbi sessuali in tre categorie:

  • le disfunzioni sessuali
  • le parafilie (ossia deviazioni del desiderio, comunemente note come perversioni)
  • i disturbi dell’identità di genere (travestitismo, si ricorda che l’omosessualità è stata da tempo depennata dai disturbi psichiatrici)

Quelli che sono pubblicamente e genericamente indicati come disturbi sessuali, in realtà sono “disfunzioni sessuali”, che impediscono il rapporto sessuale.

Per gli uomini, quanto per le donne, si rileva un sempre maggiore “disturbo del desiderio”.

In merito, è importante ricordare come alcuni farmaci, l’alcool, l’assunzione di sostanze stupefacenti, o particolari situazioni di stress emotivo, possono determinare una depressione della libido.

Per questo è fondamentale, in una prima fase di consultazione, escludere la presenza di cause organiche.

La consulenza di uno specialista (ginecologo, urologo, andrologo) deve considerarsi il primo “step” di un qualunque intervento terapeutico. Nella maggior parte dei casi, comunque, la funzionalità fisica risulta essere soddisfacente.

A questo punto, l’intervento dello psicologo, meglio ancora del sessuologo, diventa il passaggio obbligato: tradurre il sintomo fisico, ovvero comprenderne il significato, è necessario per formulare una corretta diagnosi sessuologia e indispensabile per individuare un progetto terapeutico.

Dal punto di vista pratico, infatti, oltre alla classica terapia della parola (psicoterapia), possono essere utili anche alcuni schemi comportamentali, che contemplano prescrizioni presentate al paziente sotto forma d’esercizi pratici, da effettuare da soli o con il proprio partner.

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A volte, in particolari situazioni psicopatologiche, può essere efficace ricorrere ad un aiuto farmacologico, per eliminare gli stati ansioso-depressivi che sottendono spesso i disturbi sessuali.

Non si finirà mai di sottolineare quanto sia importante un approccio integrato nella cura di questi disturbi: l’ambito medico/farmacologico non deve escludere l’aspetto psicologico/simbolico e viceversa.

Tale integrazione deve avvenire nel modo più delicato e rispettoso della persona, trattandosi di una sfera, quella sessuale, ove l’incontro con l’altro, il dialogo e la fiducia costituiscono i presupposti fondamentali per il raggiungimento di una normalità di rapporto, intesa come equilibrio interiore.

Quali sono le disfunzioni sessuali più frequenti?

Nell’uomo:

  • impotenza
  • eiaculazione precoce
  • eiaculazione ritardata
  • eiaculazione impossibile

Nella donna:

  • anorgasmia (difficoltà a raggiungere l’orgasmo)
  • frigidità (difficoltà al coinvolgimento relazionale ed emotivo, con conseguente mancata eccitazione, ma possibilità di raggiungere l’orgasmo)
  • vaginismo (difficoltà ad avere il rapporto sessuale)
  • dispareunia (dolore durante il rapporto sessuale)